Lo scenario deflattivo mondiale (ossia una ripresa economica che non si consolida e che al contrario rischia di arretrare) che abbiamo di fronte è purtroppo la più chiara dimostrazione dell’incapacità della “politica” di gestire la crisi e, più in generale, l’odierna evoluzione dei sistemi economici.

In fondo i problemi della Cina, e di altri Paesi di nuovo sviluppo, sono quelli di un’economia emergente che sta vivendo una difficile fase di transizione verso l’auspicabile maturità. Ma il “soft landing” (l’atterraggio morbido) rischia di trasformarsi, se gestito male, in un “hard landing” (un atterraggio duro) per l’intera economia mondiale.

Il “caso Grecia”, come quasi tutte le questioni europee, è di natura politica, o almeno è in quell’ambito che si possono trovare le soluzioni.

La stessa economia americana è al bivio tra crescita e rallentamento. Ma la direzione della svolta ha molto a che fare con la politica monetaria della FED, a sua volta condizionata da fattori economici e politici internazionali e interni, che si intrecciano. In questi ultimi mesi il rafforzamento del dollaro, provocato da svalutazioni competitive di altri Paesi, ha indotto la Banca centrale americana a ritardare il rialzo dei tassi di interesse. In definitiva il tasso di cambio è indirettamente sempre nelle mani della politica e la FED diviene un mero esecutore di ordini.

Il pericolo è quello di assistere ad uno scontro, che normalmente assume la forma della “guerra valutaria”, per contendersi quote di una domanda globale strutturalmente deficitaria.

Se si vuole davvero evitare che ogni Paese cerchi di risolvere i propri problemi a scapito degli altri, servirebbe una politica economica coordinata a livello internazionale. Al contrario siamo di fronte a un’economia senza guida. Così come il G 20 di Londra (aprile 2009)  modificò le aspettative degli operatori, un nuovo G 20 dovrebbe introdurre stimoli ulteriori e coordinati per sostenere ed espandere la domanda privata. In definitiva è necessaria una riflessione sull’attuale politica economica mondiale. Il G 20 di Londra fu un tentativo di governance mondiale dell’economia che diede fondamento politico alle manovre anti recessive già attuate e da attuare per evitare il crollo dell’economia globale.

Di quel tentativo non rimane nulla. Al contrario il “deficit democratico” segnalato dall’incapacità della politica di gestire i sistemi economici, oggi più di allora, rimane una ferita aperta sul futuro dell’economia mondiale.  Soprattutto se si considera che è ormai evidente che stiamo vivendo una “transizione di fase” che rimanda a cambiamenti nell’evoluzione dell’economia e della società che sfidano il quadro concettuale a cui siamo soliti affidarci da decenni. Mai come in questo momento la

ripresa dell’economia mondiale, dopo la più grave crisi economica del Dopoguerra, sembra fragile. Ma tutto è fragile se non è governato. E l’arretramento della capacità di governo dell’economia mondiale è sconcertante.

Settembre 2015