Il crollo delle Borse a cui stiamo assistendo da inizio anno (il peggiore della storia!) è da attribuire a cause diverse (Cina, petrolio, tensioni geo-politiche) che lasciano presagire un severo rallentamento della già incerta crescita mondiale.

Ma c’è una causa più diretta. La caduta dei mercati finanziari non è iniziata nel 2016, ma nel dicembre 2015 a seguito della decisione della banca centrale americana di porre fine all’era del denaro a costo zero. Il 16 dicembre 2015 la FED, interrompendo una fase che durava da nove anni e mezzo, aveva alzato, anche se di poco, i tassi di interesse.

La fine della politica monetaria ultra-espansiva Usa ha significato asciugare, almeno nelle aspettative degli operatori finanziari, “la grande flebo” che per anni ha alimentato Borse e mercati finanziari di ogni genere. E, ovviamente, in un’economia mondiale al 60% “dollarizzata” in varie forme, la contrazione della liquidità in dollari rappresenta un problema non indifferente. Problema che, nella logica dei mercati finanziari, è stato ulteriormente accentuato dalla decisione della banca centrale europea di non dare immediatamente seguito ad una nuova fase di “quantitative easing”, ossia di avviare una dose aggiuntiva di espansione quantitativa sul versante dell’euro.

In realtà la “crisi che non finisce” dimostra che la sola politica monetaria non è in grado di sconfiggere lo scenario deflazionistico che abbiamo di fronte.

Ne è pensabile che le politiche economiche mondiali siano ostaggio delle pretese dei mercati finanziari. Gli effetti collaterali di anni di politica della “moneta facile” e dei “bassi tassi di interesse” sono sotto gli occhi di tutti. (Guerre valutarie, bilanci bancari che non reggono…).

In realtà di “soldi in giro” ce ne sono a sufficienza. Ma, nelle mani sbagliate (i mercati finanziari de-regolamentati) non arrivano dove servono ossia all’economia reale ed in particolare al sistema produttivo.

È dunque necessario un’azione espansiva diretta dei Governi, tramite politiche di bilancio che abbiano nel rilancio degli investimenti il primo obiettivo. (In Europa gli investimenti sono calati del 20% dall’inizio della crisi).

Tutto ciò implica una leadership politica che non affidi al solo mercato la responsabilità della fuoriuscita dalla crisi. I Governi hanno invece, in questi anni, di fatto delegato tale compito alle banche centrali attraverso, le pur utili in varie circostanze, politiche monetarie espansive.

Il G 20 di Londra (aprile 2009) fu un tentativo di governance mondiale dell’economia che fu velocemente abbandonato non appena vi fu il sentore che l’economia globale aveva evitato il collasso.

La speranza è che la prossima conferenza dei ministri finanziari del G 20 (Pechino fine febbraio – inizio marzo 2016)  possa rappresentare una nuova opportunità per la politica di cercare quanto meno un coordinamento tra le politiche economiche dei vari Paesi, in grado di tracciare una direzione per un’economia mondiale sempre più in difficoltà.

Febbraio 2016